L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci: contesto e fonti

Realizzata tra il 1495 e il 1498 (460 × 880 cm) nel refettorio domenicano di Santa Maria delle Grazie, a Milano, l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci è una delle opere maggiori del Rinascimento. Raffigura l’istante in cui Cristo annuncia: « Uno di voi mi tradirà ». Leonardo unifica la scena e organizza la reazione degli apostoli in quattro gruppi, attorno a un Cristo centrale, calmo e simmetrico, in una composizione di grande chiarezza espressiva.

Quest’opera è anche una delle più fragili. La tecnica sperimentale su intonaco secco scelta da Leonardo — e non una vera tecnica ad affresco — ha provocato un rapido degrado. Già nel 1517 Antonio de Beatis segnala alterazioni, e nel 1642 Francesco Scanelli descrive uno stato in cui le figure sono solo parzialmente leggibili.

Da cinque secoli, gli interventi di restauro si sono succeduti, talvolta in modo invasivo. Diversi specialisti, tra cui Kenneth Clark, ritengono che l’immagine oggi visibile sia in larga parte ricostruita. La campagna conclusa nel 1999 ha stabilizzato l’insieme e preservato frammenti originali; si è inoltre basata su copie antiche dell’inizio del XVI secolo, utili per guidare la restituzione delle zone più perdute.

In queste condizioni, un confronto diretto tra la pittura murale attuale e il Disegno della Testa di Cristo conservato all’Accademia di Venezia non è metodologicamente sicuro. Il confronto proposto qui si fonda quindi su copie precoci, realizzate quando l’opera era ancora osservabile in uno stato vicino a quello originario.

Gli storici riconoscono un legame di contesto plausibile tra il Disegno di Venezia e l’Ultima Cena, senza poterlo identificare come uno studio preparatorio diretto.

The Last Supper, Leonardo da Vinci

L’Ultima Cena — Leonardo da Vinci, Santa Maria delle Grazie, Milano: gruppo di Taddeo a destra

– Data: ca. 1495–1498
– Dimensioni: 460 × 880 cm
– Tecnica: pittura murale sperimentale, non ad affresco

L’Ultima Cena: studi preparatori

Alcune note del Codice Forster II (62v e 63r) mostrano che Leonardo rifletté in dettaglio sulle reazioni psicologiche e fisiche degli apostoli. Sono conservati anche alcuni schizzi di composizione, in particolare a Windsor (RCIN 912542), nonché diversi studi di teste a Venezia (inv. 254) e a Windsor. Questi documenti, rari ma preziosi, testimoniano una preparazione lunga, tra ricerca espressiva e costruzione complessiva della scena.

Osservazione importante

Un’osservazione di Eugène Müntz (1) merita attenzione: nella pittura murale, solo Cristo e san Giovanni sono rappresentati di fronte, mentre otto apostoli sono visti di profilo e tre di tre quarti. Queste tre figure possono essere identificate come Taddeo, Giacomo Maggiore e Giovanni.

Questo punto è determinante per il nostro studio: poiché il Disegno di Venezia rappresenta un volto di tre quarti, solo poche figure dell’Ultima Cena possono essergli avvicinate. Taddeo, posto all’estremità destra della composizione, è una delle rare figure che rispondono a questo criterio; ciò giustifica un esame comparativo.

(1) Müntz, Eugène (1899), Léonard de Vinci, l’artiste, le penseur, le Savant, p. 180 e segg.