Le ridipinture: studio dettagliato delle zone di intervento

Il Cristo portacroce è stato oggetto di numerose ridipinture, aggiunte e modifiche, esaminate qui zona per zona sulla base dello strato pittorico, della radiografia, dell’imaging multispettrale, delle analisi stratigrafiche e dello studio delle craquelure, a integrazione della pagina dedicata alle sei fasi di intervento.

Come leggere questo studio?

L’identificazione di una ridipintura e la sua datazione relativa si basano sul confronto di diversi indizi — craquelure, pigmenti, radiografia, infrarosso, stratigrafia e documentazione fotografica — con un grado di certezza variabile; quando la cronologia non può essere stabilita con certezza, le interpretazioni sono presentate come ipotesi distinte dalle osservazioni materiali.

1. L’aureola: un’aggiunta successiva

L’aureola, rappresentata da raggi intorno alla testa di Cristo, non sembra appartenere allo stato originario del dipinto. Diverse osservazioni materiali convergono nell’indicare che sia stata aggiunta su una superficie pittorica già antica.

I raggi dell’aureola ricoprono in particolare craquelure preesistenti. Questa sovrapposizione è visibile in luce radente, in macrophotografia e al microscopio. Uno studio condotto nel 2024 da Conservation Cultural Heritage (Ginevra) ha confermato che le pennellate che formano l’aureola passano sopra il reticolo di craquelure già formatosi. Questa interpretazione è stata inoltre corroborata nel 2025 da Ludovic Pauchard (Université Paris-Saclay, CNRS), specialista della meccanica e della morfologia delle craquelure nei dipinti antichi.

Le immagini mostrano inoltre che l’aureola è stata dipinta sopra un velo bruno che attenua la visibilità delle venature del legno della croce. Il rapporto tra l’aureola e la corona di spine fornisce un ulteriore indizio cronologico: alcuni raggi passano sopra elementi della corona, il cui tracciato sottostante rimane percepibile mediante imaging multispettrale.

Queste osservazioni indicano quindi che l’aureola costituisce un intervento successivo all’esecuzione originaria. La sua datazione assoluta rimane tuttavia incerta.

Vedi anche la sezione 8: lo stesso pigmento a base di giallo di piombo-stagno è stato identificato in entrambe le ridipinture, quella del nimbo e quella del bottone dell’abito del Personaggio.

→ Vedi lo studio dettagliato dedicato all’aggiunta dell’aureola

2. La corona di spine

« Dark brush strokes were added to the crown of spikes in order to enhance the contrast of the crown over the Christ figure’s forehead (see white arrows) » (Rapporto M. Seracini – Repainting).

La corona di spine, a base di verderame, sarebbe stata ritoccata con un pigmento di colore scuro (frecce bianche). Si noti che, con il tempo, il verderame ha assunto una tonalità bruna.

3. Le gocce di sangue

« Original blood drops were reinforced with thin pink coloured brush strokes (see arrows). It should be observed that these new drops cover the craquelure mesh of the original paint layer underneath » (M. Seracini, Repainting, p. 4).

Nell’immagine a fianco, la ridipintura delle gocce di sangue appare in arancione e ricopre le craquelure già formate. Secondo l’analisi del campione n. 8, le gocce di sangue, originariamente dipinte con una lacca rossa, sarebbero state ridipinte con un pigmento a base di vermiglione.

4. La barba e le capigliature

La barba e la capigliatura di Cristo, così come la capigliatura del Personaggio, presentano caratteristiche che permettono di identificare importanti riprese pittoriche. In particolare, la barba di Cristo è stata ampliata durante la ridipintura.

L’imaging multispettrale mette particolarmente in evidenza queste tre zone. Nell’immagine LAM 790 del 2020, la barba e le capigliature si distinguono nettamente dal resto dello strato pittorico. Questa risposta analoga ha portato a ipotizzare che possano essere state riprese nel corso di una stessa fase di intervento.

Questa osservazione concorda con quanto formulato da Maurizio Seracini nel 2011 a proposito della capigliatura di Cristo: « Notice how the hair of the later repaint phase (2) is covering the underlying layer of Christ’s flesh craquelure. » (M. Seracini, 2011). La ridipintura della capigliatura è quindi successiva alla formazione delle craquelure dello strato pittorico sottostante.

5. La veste di Cristo e i suoi bordi decorativi

Secondo il Professor Seracini, al momento della ridipintura la veste rossa presentava diverse lacune dello strato pittorico, visibili in radiografia come zone scure. La macrophotografia mostra che queste perdite furono integrate con un colore più chiaro, aranciato: « At the time of the repainting phase, the red robe had several paint losses […] a lighter, orange color was used to integrate the missing parts » (M. Seracini, Repainting, p. 7).

Nel corso della stessa fase, anche le linee e i bordi decorativi della veste furono ripresi: « During the same phase, the lines of the robe were reworked ».

Ridipintura della veste e dei bordi decorativi di Cristo, immagine Seracini

6. La croce

La croce presenta diverse ridipinture localizzate. Secondo M. Seracini, alcune zone si distinguono per una tonalità bruno-rossastra più marcata e per l’assenza del reticolo di craquelure visibile nella pittura più antica: « The paint layer of this part of the cross has a more reddish brown color and additionally, doesn’t show a mesh of craquelure » (M. Seracini, Repainting, p. 12).

7. La tunica del Personaggio

La tunica del Personaggio costituisce una delle zone più complesse da interpretare. I dati radiografici, infrarossi e stratigrafici suggeriscono la presenza di diversi stati pittorici sovrapposti, la cui cronologia resta in parte da precisare.

Nel suo studio del 2011, Maurizio Seracini aveva osservato che il fine reticolo di craquelure visibile in riflettografia infrarossa nella zona del Personaggio non appariva nello stesso modo in radiografia. Ne deduceva che il vestito avrebbe potuto essere dipinto quando alcune craquelure d’invecchiamento della preparazione si erano già formate. Rilevava inoltre che il reticolo di craquelure visibile sulla veste di Cristo, con caratteristiche simili a quelle della preparazione, non appariva sul vestito del Personaggio.

Questa interpretazione portava a ipotizzare una esecuzione successiva del Personaggio rispetto ad alcuni strati già invecchiati del dipinto. Una nuova lettura delle immagini invita tuttavia a sfumare questa conclusione. Diverse fissurazioni visibili in radiografia e nell’infrarosso sembrano corrispondere alle stesse craquelure, rendendo più complesso il rapporto tra il reticolo di fessure e i diversi strati pittorici.

La radiografia mette inoltre in evidenza una materia contenente biacca, applicata in modo sottile e irregolare su alcune parti del vestito. Tracce comparabili sono visibili a livello della sottile fascia chiara che sporge dalla scollatura: alcune pennellate passano sopra il colletto verde e sembrano localmente ricoprire craquelure già formate.

Queste osservazioni suggeriscono che almeno alcune parti chiare della tunica possano essere state oggetto di un intervento successivo. Tuttavia, allo stato attuale delle analisi, non consentono di considerare l’intero vestito come un’unica ridipintura né di stabilirne definitivamente la successione stratigrafica.

8. Il motivo superiore e il bottone della tunica del Personaggio

Il motivo superiore della tunica del Personaggio si trova in una zona che è stata oggetto di importanti ridipinture. Il professor Maurizio Seracini indica in particolare che la parte destra della spalla e il collo del Personaggio sono stati ridipinti, osservazione che, secondo lui, è confermata dall’analisi radiografica.

Nella stessa zona, anche il fregio decorativo e il bottone situato vicino al collo presentano indizi di modifica. Nell’immagine visibile, il bottone appare oggi spostato verso l’alto e verso sinistra; la sua forma invade il bordo superiore e interrompe l’apparente continuità del motivo.

L’ingrandimento del bottone mette inoltre in evidenza una differenza di tonalità: la sua parte sinistra è più chiara, di tonalità dorata, mentre il resto presenta una colorazione più rosso-bruna. Questa eterogeneità superficiale costituisce un primo indizio visivo di una modifica pittorica, che deve essere confrontato con i dati stratigrafici, radiografici e multispettrali.

Un bottone la cui posizione attuale interrompe la continuità del motivo

Nell’immagine visibile, il bottone è spostato verso l’alto e verso sinistra. Il suo contorno invade il bordo superiore del fregio e interrompe il chevron sinistro del motivo.

La ricostruzione del disegno geometrico suggerisce invece un’organizzazione regolare: il bottone doveva verosimilmente collocarsi tra due chevron. Nell’immagine visibile, il chevron destro rimane parzialmente leggibile; a sinistra, ne appare soltanto la parte inferiore. Il confronto con la ricostruzione mostra che questo chevron sinistro doveva proseguire sotto la forma attuale del bottone. Nello schema, le linee rosse tratteggiate indicano questo prolungamento presunto.

Uno strato superficiale contenente giallo di piombo e stagno

L’Università di Bologna ha effettuato un microprelievo direttamente nella parte giallo-rossa del bottone. Il rapporto identifica questo prelievo come « Campione Giallo-rosso bottone ».

L’osservazione al videomicroscopio localizza precisamente il prelievo in una piccola zona giallastra del bottone. La corrispondente sezione stratigrafica mostra diversi strati sovrapposti. Nello strato pittorico superiore analizzato sono stati rilevati gli elementi piombo (Pb) e stagno (Sn); la composizione è attribuita al giallo di piombo e stagno di tipo I, associato in particolare a nero di carbonio, ocre rosse e vermiglione.

Questa identificazione è importante per l’interpretazione della radiografia. Il piombo e lo stagno sono elementi che assorbono fortemente i raggi X: la presenza di giallo di piombo e stagno in questo strato superficiale può quindi contribuire alla forte radiopacità osservata nella zona del bottone.

Le immagini LAM rivelano la continuità del motivo a chevron sotto il bottone

Le immagini multispettrali LAM 1215 e LAM 1145 forniscono un elemento determinante. A differenza dell’immagine visibile, permettono di distinguere la continuità del chevron sinistro del motivo, anche nella zona oggi occupata dal bottone.

Questa osservazione è particolarmente importante: nell’immagine visibile, rimane leggibile soltanto la parte inferiore del chevron sinistro. Le immagini LAM mostrano che la sua parte superiore prosegue sotto la forma attuale del bottone. Non si tratta quindi più soltanto di una ricostruzione geometrica del motivo: l’imaging multispettrale rivela materialmente la presenza del chevron nella zona oggi mascherata in superficie.

Questa continuità del motivo, messa in relazione con la stratigrafia del bottone e con la radiografia, consente di distinguere uno stato anteriore, nel quale il chevron sinistro proseguiva nella zona oggi occupata dal bottone, e uno stato posteriore, corrispondente alla forma attualmente visibile del bottone, che ricopre parzialmente questo motivo.

La stratigrafia mostra infatti che lo strato superficiale del bottone contiene giallo di piombo-stagno, mentre la radiografia localizza nella stessa zona un materiale fortemente radiopaco. Lo stesso pigmento è stato identificato anche nel nimbo aggiunto successivamente: dal professor Maurizio Seracini nel 2011 e successivamente dall’Università di Bologna nel 2022. L’insieme di questi dati — stratigrafia, radiografia e imaging multispettrale — costituisce un forte argomento materiale a favore di una ridipintura che ha modificato la forma del bottone.

La forma esatta del bottone precedente non può tuttavia essere ricostruita con certezza. La geometria del fregio, confrontata con le tracce conservate nell’immagine visibile, nella radiografia e nelle immagini LAM, consente nondimeno di proporre una ricostruzione verosimile: un bottone più piccolo, collocato in una posizione logica al centro di due chevron invertiti.

Nello schema presentato qui sotto, le linee brune corrispondono agli elementi effettivamente osservabili, mentre le linee rosse tratteggiate restituiscono in modo approssimativo la parte sinistra scomparsa del bottone.

Le immagini LAM rivelano la continuità del motivo a chevron sotto il bottone

Le immagini multispettrali LAM 1215 e LAM 1145 forniscono un elemento determinante. A differenza dell’immagine visibile, permettono di distinguere la continuità del chevron sinistro del motivo, anche nella zona oggi occupata dal bottone.

Questa osservazione è particolarmente importante: nell’immagine visibile, rimane leggibile soltanto la parte inferiore del chevron sinistro. Le immagini LAM mostrano che la sua parte superiore prosegue sotto la forma attuale del bottone. Non si tratta quindi più soltanto di una ricostruzione geometrica del motivo: l’imaging multispettrale rivela materialmente la presenza del chevron nella zona oggi mascherata in superficie.

Questa continuità del motivo, messa in relazione con la stratigrafia del bottone e con la radiografia, consente di distinguere uno stato anteriore, nel quale il chevron sinistro proseguiva nella zona oggi occupata dal bottone, e uno stato posteriore, corrispondente alla forma attualmente visibile del bottone, che ricopre parzialmente questo motivo.

La stratigrafia mostra infatti che lo strato superficiale del bottone contiene giallo di piombo-stagno, mentre la radiografia localizza nella stessa zona un materiale fortemente radiopaco. Lo stesso pigmento è stato identificato anche nel nimbo aggiunto successivamente: dal professor Maurizio Seracini nel 2011 e successivamente dall’Università di Bologna nel 2022. L’insieme di questi dati — stratigrafia, radiografia e imaging multispettrale — costituisce un forte argomento materiale a favore di una ridipintura che ha modificato la forma del bottone.

La forma esatta del bottone precedente non può tuttavia essere ricostruita con certezza. La geometria del fregio, confrontata con le tracce conservate nell’immagine visibile, nella radiografia e nelle immagini LAM, consente nondimeno di proporre una ricostruzione verosimile: un bottone più piccolo, collocato in una posizione logica al centro di due chevron invertiti.

Nello schema presentato qui sotto, le linee brune corrispondono agli elementi effettivamente osservabili, mentre le linee rosse tratteggiate restituiscono in modo approssimativo la parte sinistra scomparsa del bottone.

9. Il motivo inferiore aggiunto alla tunica

Il motivo rosso e giallo visibile nella parte inferiore della tunica del Personaggio presenta diversi indizi che indicano che sia stato applicato successivamente su uno strato pittorico già craquelé.

Il campione stratigrafico n. 6, prelevato nel 2011 da Maurizio Seracini in questa zona, evidenzia uno strato rosso distinto corrispondente al motivo, composto in particolare da lacca rossa e ocra rossa. Questo strato poggia su uno strato contenente biacca.

Le macrofotografie mostrano inoltre che la materia rossa non rimane soltanto in superficie: penetra in alcune craquelure. Questa osservazione è stata oggetto, nel 2026, di un esame specifico da parte di Ludovic Pauchard (Université Paris-Saclay, CNRS), specialista della meccanica e della morfologia delle craquelure.

→ Vedi lo studio dettagliato del motivo inferiore della tunica

10. La spalla destra e il collo del Personaggio

Secondo il rapporto Seracini, la spalla destra e il collo del Personaggio sono stati rielaborati nel corso di una fase di ridipintura. Questo intervento è confermato dall’analisi radiografica, che mette in evidenza uno stato pittorico precedente sotto le forme attualmente visibili.

Seracini precisa infatti: « The right side of the shoulder and the neck of the female figure has been reworked, as confirmed by X-ray analysis » (M. Seracini, Repainting, p. 8).

11. Lo “smudging”: un intervento a biacca

Lo studio Seracini del 2011 identifica un intervento particolare, definito smudging, consistente nello stendere la pittura con la mano, in particolare con la punta delle dita. Diverse impronte digitali sono infatti visibili in radiografia.

Questo intervento utilizza una materia contenente biacca, mescolata con diversi pigmenti. È particolarmente visibile intorno alla bocca e al mento di Cristo, lungo il lato sinistro del volto, nel fondo scuro, su alcune dita e sul bordo dell’avambraccio, nonché sul volto del Personaggio.

Nelle zone interessate, lo smudging ricopre o attenua fortemente il reticolo di craquelure preesistente e può mascherare le tracce del lavoro a pennello. Sulla guancia del Personaggio, questa materia ha inoltre modificato localmente il contorno del volto, producendo l’apparenza di un secondo profilo.

Secondo il Professor Seracini, questo intervento appartiene a una fase pittorica successiva a un’importante campagna di ridipinture.

12. Lo strato nero che ricopriva il Personaggio

Prima del restauro eseguito negli anni 1960, il Personaggio situato alla destra di Cristo era quasi interamente nascosto da uno strato di pittura nera. Le fotografie antiche del dipinto permettono di documentare questo stato precedente alla sua liberazione.

Questo intervento aveva modificato profondamente la lettura della composizione: il Personaggio scompariva nel fondo scuro, mentre Cristo rimaneva la figura quasi esclusivamente visibile. La rimozione di questo strato ha rivelato il volto, la capigliatura e gran parte dell’abito del Personaggio.

La data di applicazione dello strato nero non è nota. Il suo aspetto e la sua integrazione nello stato antico della superficie rendono particolarmente difficile identificarlo mediante il solo esame visivo. Sembra trattarsi di un intervento antico, senza che sia attualmente possibile attribuirgli una datazione precisa.


→ Vedi lo studio dedicato al Personaggio di destra

13. Il restauro degli anni 1960: liberazione del Personaggio

In una data sconosciuta, l’intero fondo e il Personaggio di destra furono ricoperti da uno strato di pittura nera. Questo strato fu rimosso negli anni 1960, ma solo su una parte del dipinto.

Il confronto tra le fotografie scattate prima e dopo il restauro consente diverse osservazioni:

  • (A) Lo strato nero che ricopriva il Personaggio è stato rimosso.
  • (B) Resti di questo strato sono ancora presenti nella parte inferiore destra. Il mignolo della mano di Cristo, visibile prima del restauro, è scomparso.
  • (C) La rimozione sembra essere stata particolarmente spinta e potrebbe aver alterato lo strato pittorico sottostante.
  • (D) La rimozione dello strato nero ha lasciato una zona molto degradata.
  • (E) Nell’angolo superiore sinistro, lo strato nero non è stato rimosso.
  • (F) La sua rimozione ha rivelato il fondo sottostante.
  • (G) Tra le due fotografie compare una ripresa pittorica nella capigliatura di Cristo; non è menzionata nel rapporto di restauro.

La liberazione sembra inoltre aver interessato una parte della capigliatura riccia e l’orecchio del Personaggio. Diverse perdite di materia pittorica sono visibili nel fondo.

Il rapporto indica inoltre che il dipinto fu sverniciato e successivamente riverniciato. La rimozione della vernice può influire sugli strati superficiali e su eventuali velature, ma la documentazione disponibile non consente di attribuire con certezza a questa operazione le alterazioni osservate.

Conclusione

Lo studio mette in evidenza diverse fasi successive di aggiunte, ridipinture e restauri, le cui sovrapposizioni, craquelure, stratigrafie e radiografie permettono di stabilire una cronologia relativa. Il restauro degli anni 1960 costituisce il principale punto di riferimento documentato.

Nonostante l’ampiezza di questi interventi, le incarnazioni — volto, dorso e braccio di Cristo, nonché il volto del Personaggio — non sembrano essere state ridipinte, fatta eccezione per il velo superficiale di smudging. L’insieme porta a proporre una cronologia in sei fasi di intervento, suscettibile di essere ulteriormente precisata da futuri esami tecnici.