Sigillo di cera rossa: un indizio di passaggio a Roma a partire dal 1814
Sul verso del Dipinto, in alto a sinistra, si trova un sigillo di cera rossa di circa 2 cm di diametro. Costituisce uno dei marcatori materiali più espliciti della storia recente dell’opera. Un sigillo identico è stato individuato su dieci altre opere, suggerendo l’uso di una stessa matrice impiegata più volte.
Il sigillo di cera rossa — Matrice datata 1814
Indizio materiale di un passaggio a Roma a partire dal 1814.
Lettura e ricostruzione del motivo
La ricostruzione permette di distinguere diversi elementi:
- MANIFAT. DI ROMA — la menzione si legge senza ambiguità e rinvia a MANIFATTURA DI ROMA;
- una grande lettera T, affiancata da due motivi interpretati come rose;
- la data 1814;
- un ombrellino pontificio, senza chiavi incrociate;
- due stelle a sei punte;
- un globo sormontato da una croce.
Una prima ipotesi interpreta la lettera T come iniziale di tabacco e collega l’insieme alla Manifattura dei Tabacchi di Roma all’inizio del XIX secolo.
Opere recanti lo stesso sigillo
Le opere segnalate, databili tra il XIV e il XVIII secolo e per lo più conservate in collezioni pubbliche, sono:
- San Giovanni Battista (ca. 1335), Pietro Lorenzetti — Pinacoteca Vaticana.
- Madonna col Bambino e angeli (ca. 1450), Sassetta — Metropolitan Museum (New York).
- Madonna col Bambino (ca. 1450), Maestro di Pratovecchio — Brera (Milano).
- Madonna col Bambino, santi e scena della vita di Cristo (1346–1355), Giovanni da Milano — Galleria Corsini (Roma).
- Cristo Salvatore (ca. 1510), Scuola di Parma (?) — Walters Art Museum (Baltimora).
- Giovane bambino (Madrid, ca. 1770), Lorenzo Tiepolo — collezione privata (Venezia).
- Madonna Peruzzi (ca. 1500), attribuita a Raffaello o a un suo stretto collaboratore — collezione privata.
- Collezione privata non precisata.
- Lucrezia e Collatino (1450–1500), autore ignoto — collezioni del Louvre, deposito presso il Petit Palais (Avignone, Francia).
- La Tempesta, Gaspard Dughet (1655–1658) — Musée des Beaux-Arts de Reims (Francia).
Confronto delle impronte su altre opere
Il Dipinto: in alto a sinistra
Ricerche sull’origine del sigillo
Finora non è stato possibile ricostruire la provenienza di queste diverse opere prima del 1814.
Nell’ottobre 2020, il sigillo è stato esaminato dal Professore Luca Becchetti, conservatore dei sigilli degli Archivi Apostolici Vaticani. Egli ha proposto l’ipotesi di un sigillo della Manifattura dei Tabacchi di Roma (Allegato 4), precisando tuttavia che la matrice datata 1814 potrebbe essere stata utilizzata anche molto dopo tale data. In assenza di un legame formale stabilito tra questa Manifattura e il mondo dell’arte, non esclude tuttavia nessun’altra interpretazione.
La data 1814 è di per sé significativa: corrisponde al ritorno a Roma di papa Pio VII, dopo l’esilio sotto Napoleone, e alla restaurazione dell’autorità pontificia. Questo contesto rafforza l’idea di un sigillo legato a un’amministrazione romana o pontificia ristabilita in quell’anno.
Le documentazioni del Metropolitan Museum of Art e del Walters Art Museum evocano invece un sigillo della dogana degli Stati pontifici.
Un elemento importante proviene infine da una risposta di Claudio Dominicis, dell’Istituto Moroniana di Roma. Secondo lui, la lettera T rinvierebbe probabilmente a tabacco; l’ombrellino centrale, senza chiavi incrociate, riguarderebbe il potere temporale della Chiesa. Aggiunge che sigilli datati semplicemente 1814 potrebbero corrispondere al ritorno del papa e al ristabilimento dell’amministrazione pontificia, in un contesto in cui dogane e monopoli erano strettamente collegati.
Questa ipotesi riunisce quindi diversi indizi concordanti: la lettera T, la data 1814, il ritorno di Pio VII e la menzione di un sigillo doganale. Considerato il numero di opere recanti lo stesso sigillo, essa appare oggi come una delle piste più convincenti.



