Tre copie comparative dell’Ultima Cena
A causa dello stato molto alterato della pittura murale di Leonardo, lo studio di Taddeo non può fondarsi sul solo aspetto visibile attuale. Tre copie antiche dell’Ultima Cena sono quindi assunte qui come base comparativa: quelle di Marco d’Oggiono, di Giampietrino/Boltraffio e di Tongerlo. Esse consentono di valutare meglio la struttura della testa di Taddeo e il suo rapporto con il Disegno di Venezia.
L’Ultima Cena di Marco d’Oggiono
- Luogo di esposizione: Museo del Rinascimento, Château d’Écouen, Francia (deposito del Musée du Louvre)
- Data: tra il 1506 e il 1509
- Dimensioni: 206 × 575 cm
- Tecnica: olio su tela
Commissionata nel 1506 da Gabriel Gouffier, decano del capitolo della cattedrale di Sens, questa copia è tra le prime versioni conosciute. Oggi è conservata al Château d’Écouen. È più piccola dell’originale, con una larghezza inferiore di circa un terzo. Pur essendo di dimensioni più modeste rispetto alla copia di Giampietrino, si distingue per la fedeltà alla composizione originaria e per la ricchezza dei dettagli, in particolare sulla tavola.
L’Ultima Cena attribuita a Giampietrino/Boltraffio
- Luogo di esposizione: Royal Academy of Arts, Londra
- Data: circa 1515–1520
- Dimensioni: 302 × 785 cm
- Tecnica: olio su tela
Questa copia a grandezza naturale è la versione più dettagliata e completa conosciuta dell’Ultima Cena. Ha costituito un riferimento importante durante il restauro della pittura murale originale, condotto tra il 1978 e il 1998. Conserva elementi oggi perduti dell’opera di Leonardo, come i piedi di Cristo, le caraffe di vetro trasparente sulla tavola e i motivi floreali degli arazzi murali.
L’Ultima Cena di Tongerlo
- Luogo di esposizione: Abbazia di Tongerlo, Belgio
- Data: circa 1507–1509, o circa 1520 secondo gli autori
- Dimensioni: 418 × 794 cm
- Tecnica: olio su tela
Questa versione è conservata nell’abbazia di Tongerlo, in Belgio. Alcuni autori hanno suggerito che possa essere stata realizzata nella bottega di Leonardo, con la partecipazione dei suoi allievi — Giampietrino, Solario, Oggiono — e che possa persino contenere interventi del maestro stesso. Questi indizi vanno nella direzione di una copia fedele all’originale e di dimensioni quasi identiche.


