Giampietrino e il Cristo Portacroce
I dipinti raffiguranti il Cristo portacroce attribuiti a Giampietrino costituiscono il termine di confronto più diretto con Il Dipinto. Le versioni di Londra, Budapest e Torino derivano da un medesimo schema compositivo, a sua volta collegato al Disegno di Venezia.
Il Dipinto figura inoltre nella banca dati BALaT dell’Istituto reale del Patrimonio artistico di Bruxelles. È catalogato sotto il nome di Giampietrino, con una datazione incerta compresa tra il 1501 e il 1600. Questa attribuzione di catalogo costituisce un importante elemento documentario, senza tuttavia pregiudicare le conclusioni del presente studio.
La questione è quindi semplice: determinare se Il Dipinto possa essere ricondotto a Giampietrino oppure se corrisponda a un’esecuzione distinta fondata su una fonte comune.
Le versioni omogenee
Le versioni di Londra, Budapest e Torino formano un gruppo omogeneo per dimensioni, inquadratura e costruzione. Le sovrapposizioni a partire dalle immagini infrarosse mostrano una coincidenza quasi perfetta della figura di Cristo, che rinvia all’uso di uno stesso cartone.
Le versioni di formato maggiore, in particolare quelle di Vienna e Milano, appartengono invece a un secondo gruppo.
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Giampietrino – Il Dipinto: un cartone comune
Il National Gallery Technical Bulletin ha già proposto che uno stesso cartone sia stato utilizzato per Londra e Budapest; l’aggiunta di Torino rafforza nettamente questa ipotesi.
In questa prospettiva, il cartone non costituisce una fonte autonoma, ma uno strumento di trasmissione: Disegno di Venezia → cartone → versioni dipinte. Il Disegno di Venezia fornisce così il modello, mentre il cartone ne assicura la ripresa fedele nel gruppo Giampietrino.
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Confronto con Il Dipinto
Le sovrapposizioni delle linee direttrici mostrano che Il Dipinto condivide con le versioni di Giampietrino una struttura molto vicina, che rinvia a un cartone comune o a un modello intermedio derivato dal Disegno di Venezia. Questa parentela spiega perché l’ipotesi Giampietrino sia stata presa in considerazione sulla sola base della composizione.
L’analisi dettagliata mette tuttavia in evidenza un’esecuzione diversa. Diversi scarti ricorrenti distinguono Il Dipinto dalle versioni attribuite a Giampietrino: costruzione dell’avambraccio, impianto della capigliatura, aggiunta successiva del nimbo, trattamento dell’assemblaggio della croce, resa delle venature del legno e contrasto radiografico.
Nonostante le somiglianze strutturali, Il Dipinto non può dunque essere ricondotto a Giampietrino.
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Giampietrino, diffusore dei modelli di Leonardo
La storiografia converge su un punto essenziale: i Cristi portacroce attribuiti a Giampietrino non dipendono da un’invenzione isolata, ma dalla diffusione di un modello leonardesco precedente. A partire dal Disegno di Venezia, diversi autori hanno ipotizzato l’esistenza di un prototipo perduto — cartone, dipinto scomparso o altro tramite di bottega — poi trasmesso nell’ambiente milanese.
Giampietrino appare quindi meno come l’inventore del tipo che come uno dei suoi tramiti più costanti.
Fonti principali
- Pedretti, L’Almanacco Italiano, 1979, pp. 236-242.
- Marani, Leonardo & Venice, 1992, pp. 344-345.
- Marani, scheda Cristo Trasporta la Croce, Galleria Sabauda, Torino, 1998.
- Keith e Roy, National Gallery Technical Bulletin, n. 17, 1996.
- Clark, Leonardo da Vinci, Cambridge University Press, p. 106.
Fonti museali
- Metropolitan Museum of Art.
- Galleria Borghese.
- Chazen Museum of Art.





