Disegno di Venezia e ritratto di spalla
Il Disegno di Venezia, attribuito a Leonardo da Vinci e conservato alle Gallerie dell’Accademia (inv. 231), rappresenta la testa di Cristo di tre quarti, voltata all’indietro, mentre una mano visibile a sinistra gli afferra i capelli. La corona di spine identifica chiaramente il soggetto come un episodio della Passione.
Generalmente datato intorno al 1490–1495, il foglio potrebbe essere stato concepito come disegno autonomo o come studio per un dipinto oggi perduto, forse rimasto allo stato di progetto. È invece riconosciuto come la fonte dei Cristi portacroce di Giampietrino. Vedere la pagina Giampietrino.
Presentazione del disegno
Carlo Pedretti definisce questo disegno « problematico », perché non si collega chiaramente a un progetto documentato e resta insolito in Leonardo per il suo soggetto. La trazione esercitata sui capelli spiega la rotazione del volto e mette in evidenza i muscoli della schiena, del collo e del braccio.
La tecnica, generalmente descritta come punta metallica, spesso avvicinata alla punta d’argento, richiede un supporto preparato e consente pochissimi pentimenti. Produce un tratto fine e incisivo, che rafforza la tensione drammatica del foglio.
Il disegno è conservato a Venezia dalla sua acquisizione da parte dell’Accademia nel 1822. In precedenza apparteneva a Giuseppe Bossi, che lo aveva già riprodotto nel Del Cenacolo di Leonardo da Vinci nel 1810.
Il ritratto di spalla
Il ritratto di spalla è uno degli aspetti più importanti del Disegno di Venezia. Questa formula, sviluppata da Leonardo alla fine del XV secolo, associa corpo leggermente ruotato, testa in torsione, sguardo rivolto verso lo spettatore e impressione di movimento colto nell’istante. Il Trattato della pittura ne precisa il principio: la testa non deve essere rappresentata diritta sulle spalle, ma ruotata, per apparire viva.
Dal disegno di studio al Dipinto
Queste tre immagini mettono in evidenza la permanenza di due riferimenti strutturanti — piega del collo e curvatura della schiena — dal foglio di Washington al Disegno di Venezia, poi al Dipinto. Molto visibili nei due disegni di Leonardo, essi riappaiono nel Dipinto nello stesso punto e secondo la stessa logica costruttiva. Il confronto con il Dipinto appare qui particolarmente netto.
Foglio di studio, Washington (Leonardo)
Piega del collo e curva della schiena
Testa di Cristo di Venezia invertita (Leonardo)
Piega del collo fortemente accentuata
Il Dipinto (immagine contrastata)
Piega del collo e curva della schiena
Datazione, origine e carattere del modello
Il disegno è generalmente datato al 1490–1495, ma Carmen Bambach e Carlo Pedretti hanno ipotizzato un’esecuzione già nel 1488, in particolare per l’uso della punta metallica, che Leonardo avrebbe poi progressivamente abbandonato. Il suo aspetto inciso è stato inoltre accostato a modelli tedeschi, soprattutto Schongauer e Dürer, ben noti nell’Italia settentrionale della fine del XV secolo.
Il Disegno, l’Ultima Cena e l’anatomia
Il Disegno di Venezia è stato spesso accostato a studi legati all’Ultima Cena, confronto ricostruito nella pagina Storici del Disegno, in particolare attraverso Bossi, Pedretti e Marani.
Marani e Bambach sottolineano tuttavia una differenza tecnica decisiva: il Disegno di Venezia è eseguito a punta metallica, mentre gli studi noti per l’Ultima Cena appartengono piuttosto alla tecnica della pietra nera e della sanguigna.
Il foglio è invece molto vicino alle ricerche anatomiche di Leonardo, in particolare nel trattamento dei muscoli della schiena, del collo e della spalla. Si colloca quindi al tempo stesso nell’universo della Passione e in una ricerca sulla struttura del corpo in movimento.
Sintesi
Il Disegno di Venezia appare come un foglio decisivo. Per la tecnica, l’intensità espressiva, l’uso del ritratto di spalla e le tensioni anatomiche, supera la semplice funzione di studio isolato. Anche se il suo rapporto esatto con una pittura perduta o con l’Ultima Cena resta incerto, esso rimane un modello di riferimento essenziale per comprendere la diffusione del tipo del Cristo portacroce nell’ambiente milanese intorno a Leonardo.






