Il nimbo del Cristo portacroce: aggiunta successiva e impatto
Il nimbo, qui raffigurato da raggi intorno alla testa di Cristo, è un’aggiunta successiva. Non appartiene allo stato iniziale del Dipinto. Questo intervento ha modificato la lettura dell’immagine, sottolineando in modo più diretto il carattere sacro di Cristo. Le sezioni seguenti mostrano precisamente come questa aggiunta sia stata identificata: sovrapposizioni di strati, copertura delle craquelure, osservazioni microscopiche, radiografia e imaging multispettrale.
Un nimbo dipinto su un velo bruno
Il nimbo è stato applicato su un velo bruno che scurisce e attenua la lettura delle venature del legno della croce. L’immagine a sinistra “LAM 1634 (2021)” mette in evidenza le venature del legno sottostanti, più leggibili prima dell’applicazione di questo velo.
Un nimbo dipinto su una superficie già crettata
Il dato è netto: i raggi del nimbo coprono craquelure già formate nello strato pittorico. Le osservazioni in luce radente, in macrofotografia e tramite imaging convergono tutte nella stessa direzione. Il nimbo è stato applicato su una pittura antica, già invecchiata. Alcune fessurazioni hanno poi continuato a evolversi dopo questo intervento. Il nimbo è quindi successivo all’esecuzione iniziale.
« Le immagini al microscopio mostrano che i raggi del nimbo sono successivi alla formazione delle craquelure; le pennellate passano sopra le craquelure. » — Conservation Cultural Heritage, Ginevra, 2024.
Le ridipinture restano oggi molto ben integrate alla superficie originale, il che suggerisce un intervento antico nella storia del Dipinto, forse già nel XVI secolo.
Conferma mediante un’analisi indipendente
Questa interpretazione è stata avvalorata nel 2025 dal parere di
Ludovic Pauchard, Université Paris-Saclay e CNRS (Francia),
specialista nell’analisi delle craquelure dei dipinti antichi. Secondo la sua osservazione, la configurazione delle fessurazioni nella zona dell’aureola indica che quest’ultima è stata dipinta dopo la formazione della rete di craquelure.
« Per quanto riguarda l’aureola, le craquelure sono più “eloquenti” nell’indicare che è stata dipinta a posteriori. »
Craquelure scura coperta da un raggio giallo del nimbo
Raggi del nimbo e copertura delle spine
La radiografia mostra che i raggi del nimbo sono stati dipinti dopo la corona di spine. Questo dato stabilisce già la loro posteriorità. Ma un dettaglio va oltre. Nell’immagine visibile, la punta di una spina sembra interrotta da una perdita di pittura. L’imaging multispettrale ne restituisce tuttavia il tracciato completo fino all’estremità. Ora, un raggio del nimbo passa sopra questa punta senza interruzione. Ciò significa che il nimbo è stato applicato quando questa parte non era più leggibile in superficie. Questa sovrapposizione costituisce un forte indizio di un’aggiunta tardiva.
Da sinistra a destra: l’immagine visibile mostra una punta di spina troncata; l’immagine multispettrale ne conserva il tracciato completo; la terza vignetta ne propone una ricostruzione.
Altre ridipinture e coerenza d’insieme
Il nimbo non è un caso isolato. Sono stati segnalati altri interventi successivi: la barba di Cristo, ridipinta su una superficie già crettata, e alcune linee della veste, anch’esse riprese su craquelure preesistenti (Studio del Dipinto, p. 152, p. 160). Questi riscontri, riportati dal Professor Seracini, suggeriscono una campagna di interventi probabilmente raggruppata.
Conclusione
Il nimbo non faceva dunque parte del progetto iniziale. Aggiunto in un secondo momento, probabilmente già nel XVI secolo, su uno strato pittorico già crettato, rende la scena più esplicitamente religiosa. Altri indizi vanno nella stessa direzione: la copertura del Personaggio da parte di uno strato nero e le tracce d’uso devozionale sul verso del pannello, che sarebbero dovute, secondo Seracini, a fiamme di candele.








